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Nuova Pescara, riempiamo di contenuti una scatola che ora vede solo adempimenti di confusione

29 Maggio 2026 da Redazione

di Luciano D’Alfonso*

Il tema della Nuova Pescara è un argomento sfidante che va trattato con assoluto realismo
ordinamentale. Occorre fare una netta distinzione tra la motivazione positiva che spinge il mio
collega e amico Giulio Sottanelli a proporre l’istituzione della Città Metropolitana – anziché la
fusione immediata tra Pescara, Montesilvano e Spoltore – e le spinte motivazionali di chi è contrario per principio all’unione delle tre realtà urbane. Per sostenere ed edificare il cantiere di questa nuova forma urbana, dobbiamo partire dal presupposto che la sua formazione costituisce ormai un processo discusso, ma non più discutibile.

Per approfondire il rapporto tra la Nuova Pescara e l’idea di realtà metropolitana configurata da Sottanelli, è necessario compiere un passo indietro storico e dottrinale. A partire dagli anni Sessanta – lo ricordo a quegli architetti che prima si sono gettati a capofitto sull’idea della città nuova e oggi, forse per ossequio nei confronti dei sindaci in carica, cominciano a manifestare singolari perplessità – emerse la figura di un formidabile accademico e urbanista di Atene, Costantino Apostolo Doxiadis, fondatore dell’Ekistica, la scienza globale degli insediamenti umani. Fu proprio Doxiadis a teorizzare il concetto profetico di Ecumenopolis: la città mondiale unica e continua verso cui l’urbanizzazione del pianeta stava inevitabilmente tendendo, dimostrando che mettere insieme i destini e le geografie dei territori conviene sempre strategicamente. Basti immaginare se, di fronte alle risorse del PNRR, l’Italia fosse stata concepita come una sola grande città; avremmo risolto alla radice i problemi strutturali, evitando l’errore di moltiplicare scuole destinate a rimanere senza bambini o di replicare quasi in fotocopia opere pubbliche ridondanti. La semplificazione dei livelli amministrativi, pertanto, mi convince appieno.

Ci si deve chiedere, tuttavia, che cosa dia oggi ragione alle legittime resistenze di Spoltore e
Montesilvano rispetto al baricentro pescarese, e cosa giustifichi le lamentele, i timori e le paure che rischiano di tradursi in combattività e ostacolo procedurale. La risposta è evidente: finora non c’è stato un vero progetto di fusione, bensì una serie di adempimenti di confusione. Il nostro dovere attuale non è sfasciare un’istituzione esistente per produrre un esito peggiore, ma edificare una realtà evoluta con la certezza che essa funzioni di più e offra reali vantaggi concreti ai cittadini.

Oggi, in base alle carte attuali, non sono affatto convinto che, una volta terminato l’esercizio del
procedimento in corso, ne scaturisca una città migliore, capace di erogare maggiori servizi, di
assicurare una superiore prossimità relazionale e di garantire benefici tangibili per la comunità.
In questo scenario si inserisce l’iniziativa di Sottanelli, il quale ha precisato che la sua proposta non
si pone in conflitto con la procedura in atto; personalmente la colloco in un orizzonte temporale più
lontano, consapevole del fatto che richiederà una fatica incredibile. Questa legittima aspettativa non deve però trasformarsi nell’occasione per buttare a mare il procedimento della fusione; al contrario, dobbiamo trovare la maniera di riempire di contenuti un non-progetto che per adesso si limita a un’attività burocratica che, scherzando, ho accostato all’operato del ragioniere di Serfina. Dobbiamo stabilire con esattezza, nel momento in cui questa città nuova nascerà, quale valore aggiunto essa sarà in grado di offrire.

La legge che stanzia i 105 milioni di euro — scritta e negoziata in prima persona da me, d’intesa con altri — deve rappresentare il punto T1 degli strumenti di utilità effettiva della nuova entità. È
indispensabile negoziare un’agenda di obiettivi e di investimenti di cui finora non si è mai parlato,
una sorta di PNRR dedicato ed esclusivo per questo territorio, capace di aggredire dieci grandi
emergenze. Guardo, su questo punto, a quanto realizzato altrove in Europa, dove i processi di
fusione a Bruxelles o a Rotterdam sono stati perfezionati sulla base di progetti puntuali, precisando una per una le utilità per i cittadini e negoziando leggi ad hoc.

Ottenere una simile legge dedicata per il nostro territorio sarà possibile solo dopo aver dimostrato
bravura e risolutezza d’azione. Non appare proceduralmente opportuno accelerare oggi per
l’ottenimento immediato della città-provincia metropolitana, poiché un simile passaggio anticipato rischierebbe di attrarre un meccanismo di cointeressati micidiali.
La sfida odierna impone di fare strategia e rete per riempire di contenuti sostanziali la nuova città, superando il limite psicologico, rassicurante e confortante, del piccolo che amministra meglio del grande.

Dobbiamo individuare sùbito i vantaggi aggiuntivi che si tradurranno in benefici diretti per la popolazione, muovendo dalla consapevolezza realistica che i primi dieci anni saranno infernali e che solo dall’undicesimo anno la macchina amministrativa comincerà a trovare il proprio assestamento ordinario. Non mi sono mai iscritto al popolo degli euroentusiasti dell’ingrandimento fine a se stesso. Tuttavia, se centomila cittadini hanno espresso il proprio voto chiedendo una nuova forma urbana, quell’esito democratico va rigorosamente valorizzato.

Non possiamo liquidare l’iniziativa di Sottanelli come ultronea o equipararla ad acqua piovana, pur
considerando le oggettive difficoltà legate ai soli undici mesi che mancano alla fine della legislatura e alla certezza che dagli spalti pioveranno chissà quante altre richieste concorrenti. Dobbiamo rendere sostanziale il meccanismo di produzione di questa nuova realtà, la quale deve rispondere a quesiti precisi sulla creazione di nuovi vantaggi e sulle superiori capacità di funzionamento, rifuggendo dall’inganno alcolico del presunto risparmio sbandierato attraverso il semplice taglio delle presenze politiche sugli scranni consiliari.
Le priorità vanno fissate subito con chiarezza: risorse finanziarie certe per i fiumi, a partire dagli
interventi per risalire il fiume Pescara e renderne l’acqua lavabile, operazione per la quale occorrono 100 milioni di euro, e parallelamente un piano straordinario e dedicato per il fiume Saline.

È necessario che il sottosuolo sia radicalmente riordinato e che la notte sia sicura in tutte e tre le città che si uniscono. Stabiliamo un’agenda di investimenti che dia finalmente le ruote alla macchina della città nuova. È giunto il momento di organizzare un momento di condivisione e di confronto serio, motivato e fondato sul tema della fusione, convocando gli Ordini professionali, le Organizzazioni e i portatori di interesse. Dobbiamo scrivere con penna e calamaio, alla maniera dei vecchi ragionieri, definendo investimenti, necessità di risorse umane e dotazioni finanziarie, individuando chi fa cosa, quando e come. Fissiamo un calendario serrato di incontri che ci conduca alla scadenza del 31 dicembre pienamente preparati, dopo aver riempito la scatola della nuova città e mantenendo, in piena coerenza, il pensiero strategico della Città Metropolitana.
L’orologio del tempo non si può riportare indietro, pertanto non è più consentito perdere altro
tempo.

*Deputato del Pd, presidente emerito della Regione Abruzzo

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