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Tar boccia per la quinta volta la nomina del Comandante della Polizia locale dell’Aquila

4 Luglio 2026 da Redazione

di Ernesto Grippo*

Con la sentenza n.477 del 30 giugno 2026, per la quinta volta il Tar Abruzzo – confermato per due volte anche dal Consiglio di Stato – dichiara nulla la nomina di un Comandante della Polizia locale dell’Aquila. Ma su tale aspetto ci torniamo in seconda battuta perché è solo l’ennesimo capitolo della saga dell’arroganza senza limiti, dell’indecenza politica e amministrativa. Ma è giusto soffermarsi dapprima sul passaggio della sentenza che neutralizza il tentativo maldestro della maggioranza del consiglio regionale di approvare un emendamento tale da consentire al sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi di posizionare al vertice del Comando un dirigente amministrativo del comune anche tramite scavalco condiviso.

Il Tar ricorda ai tre consiglieri di maggioranza che proposero l’emendamento – Verrecchia, Mannetti e Scoccia – che si sono dimenticati di leggere l’art. 11 della Legge regionale che non consente di porre al vertice del Comando un dirigente di un settore diverso. Emendamento non osservato dall’ufficio legislativo regionale, supinamente approvato per disciplina di maggioranza per offrire la sponda al sindaco Biondi.

Emendamento che parte della coalizione di maggioranza, Sospiri in testa, aveva considerato sbagliato e da correggere, anche se solo come dichiarazione di intenti, visto che è trascorso un anno e nulla è cambiato. Emendamento che, invece, aveva visto anche il plauso di Azione, tanto che il consigliere regionale Pavone e l’onorevole Sottanelli affermarono: “L’emendamento approvato in Consiglio regionale lo scorso 5 agosto, che consente di affidare l’incarico di Comandante a un dirigente esterno alla Polizia locale. è una misura di buon senso e necessaria”. E’ buon senso che il Comandante lo faccia un dirigente senza competenze specifiche? I due di Azione hanno sostenuto anche: “Bene ha fatto il sindaco Biondi a rivendicare con chiarezza la bontà della scelta richiesta da tempo dai sindaci e dall’ANCI Abruzzo. La politica non deve piegarsi a logiche di correnti contrapposte”. E quali sarebbero le correnti contrapposte quelle della legalità e dell’autonomia del Comandante rispetto alla politica? Comandanti asserviti alla politica e non contrapposti generano omissioni e illegalità diffusa. Ben vengano le benefiche correnti contrapposte. Per poi concludere che “Le riforme vanno giudicate nel merito: questa interviene a favore della trasparenza amministrativa, rafforza l’autonomia degli enti locali e valorizza la competenza come criterio guida nella dirigenza pubblica”. Certo la competenza scegliendo un dirigente estraneo alla Polizia locale che nel frattempo assolve anche compiti oggetto di potenziale indagine della polizia locale. Un capolavoro.

E per fortuna che un altro emendamento ancor più indecente era stato proposto dagli stessi consiglieri e nella notte calda di agosto 2025, dapprima approvato ma poi scomparso. Ma è bene ricordare al sindaco Biondi, ai consiglieri regionali e ai rappresentanti politici di Azione che le sentenze del Tar, le note del ministero dell’Interno, le Leggi regionali e nazionali e i pareri dei dirigenti e dei segretari comunali sulle delibere di giunta non sono orpelli, consigli per gli acquisti o meri suggerimenti privi di fondamento, ma costituiscono i pilastri di una azione amministrativa legittima. Certo la consapevolezza di non rischiare più l’incriminazione per abuso d’ufficio fa brillare il desiderio di piegare le leggi a proprio uso e consumo, perché tanto la Procura ha le mani legate. Ed è proprio così.

Addirittura, siamo arrivati al punto di dover rimpiangere i Coreco, che pur nella loro politicizzazione, rappresentavano il primo baluardo nei confronti di delibere in violazione di legge che, se contenevano un parere contrario del dirigente competente corroborato anche dal segretario generale, sarebbero state osservate e restituite al mittente illegittimo.

Ma torniamo agli effetti del quinto pronunciamento del Tar Abruzzo sulla telenovela che potremmo intitolare Un Comandante mai all’Aquila, testo di Pierluigi Biondi, sceneggiatura della maggioranza di governo. Una telenovela da far invidia a quelle italiane più lunghe che hanno sfiorato i 300 giorni. All’Aquila, un Comandante legittimato lo attendono dal 1 novembre 2017. I giudici nel pronunciamento pubblicato ieri da collegio presieduto da Maria Abruzzese e composto da Maria Colagrande e Massimo Baraldi (estensore) ricorda, per l’ennesima volta, che la Legge regionale “impone il divieto per un dirigente del Comune dell’Aquila responsabile di un settore dello stesso di essere anche dirigente del diverso settore relativo alla polizia municipale”. Curioso che a difendere il Comune sia stato l’avvocato Domenico De Nardis, che a suo tempo era stato anche lui scelto come Comandante della Polizia locale, sempre da Biondi, ma lo stesso Tar aveva decretato la nullità della nomina.

Il Tar prosegue affermando che il decreto 57 con quale il sindaco aveva nominato l’architetto Marrocco Comandante della Polizia locale proprio sino al 30 giugno 2026 “risulta viziato, avendo l’Amministrazione falsamente applicato una disposizione nella specie inapplicabile e così contravvenendo al comando giudiziale” e quindi la nomina “va dichiara nulla vertendosi nell’esercizio dei poteri del giudice dell’ottemperanza” ed è elusiva del dictum giudiziale che aveva già escluso tale possibilità, non affatto consentita (neppure) dalla intervenuta modifica normativa”. Il Collegio , come se non bastasse, ricorda i “plurimi tentativi di elusione posti in essere dal Comune de L’Aquila , stigmatizzati anche dal Consiglio di Stato con la sentenza 10628/2025”.

Le sentenze del Tar dell’Aquila restituiscono dignità e forza ai corpi di Polizia locale, grazie alla intelligente e coraggiosa ostinazione del ricorrente Luca Andreozzi e del suo legale Francesco Camerini, che anche in questa circostanza incassa i meritatissimi 5.000 euro liquidati a suo favore ed a carico del Comune dell’Aquila.

Si spera che tutte le spese di giudizio siano poi recuperate, trattandosi di debiti fuori bilancio, con pronunciamenti della Corte dei Conti addebitandole a chi, pervicacemente, da 9 anni non vuole un Comandante a qualunque costo in tutti i sensi. Costi per la sicurezza e la legalità che ricadono su uomini e donne della Polizia locale, che non lo meritano, e su tutti gli aquilani che subiscono una fronda che molti ma non tutti faticano a comprendere.

*Già comandante Polizie locali

                          

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