di Ernesto Grippo*
Il dissesto stradale è tra le cause di sinistri stradali in tutta Italia. L’ente proprietario della strada è tenuto a risponderne solo in precise circostanze. L’ultimo tragico fatto di cronaca del ragazzo di 18 anni sbalzato dal suo motorino, a Pescara, in via Volta, in piena notte (con scarsa illuminazione?), per una probabile insidia del manto stradale, ripropone il problema anche a Pescara. La giurisprudenza di legittimità della Cassazione sostiene che la responsabilità dell’ente proprietario sussista in presenza di una asperità grave, altrimenti scatta la grave negligenza del conducente che non ha usato la normale diligenza impiegabile per evitare il dissesto stradale. La giustizia farà il suo corso, ma piangere l’ennesimo morto sulla strada deve interrogare i pescaresi.
Abbiamo, a Pescara, 350 km di strade. Pochissime. Con 75.000 si riesce a rifare un chilometro di strada, non solo una leccata d’asfalto ma i tre strati previsti. Con 27.000.000 di euro si potrebbero rifare tutte le strade. Questa amministrazione ha incassato da multe oltre 30.000.000 di euro in cinque anni. Il codice della strada impone la destinazione di almeno il 50% delle multe anche per la manutenzione stradale. Ma un Comune che punta a brillare per la sicurezza stradale può andare oltre il 50% e destinare l’intero ammontare delle multe a questa finalità. Se non lo fa , dopo aver constatato la gravità dello stato delle strade, ha una responsabilità politica che viene prima di quella giuridica. Una responsabilità politica con aggravante se poi il Comune viene bacchettato dall’Autorità Nazionale Anticorruzione per la costante violazione del principio di rotazione degli appalti.
L’Anac, ricordiamolo, a febbraio 2024 dedicò una pagina del suo sito a Pescara. Il titolo era: Pescara, appalti di lavori sempre agli stessi operatori. Violati Codice e buona amministrazione. L’Autorità scriveva: “Pochi operatori economici, sempre gli stessi a ricevere gli appalti di lavori. Evidente violazione del principio di rotazione nell’affidamento diretto di appalti o nell’invito a procedure negoziate. Gestione non conforme degli affidamenti di lavori, ripetuta negli anni, in particolare nel 2022 e nel primo trimestre del 2023, ma anche nel 2020 e nel 2021.Gli affidamenti diretti del Comune di Pescara – si legge nella nota di del fascicolo 5683/2022, inviata il 27 dicembre 2023 – risultano complessivamente 261 (87,5%) così suddivisi: 73 nel 2020, 86 nel 2021, 98 nel 2022 e 4 nel primo trimestre del 2023; mentre le procedure negoziate ammontano a 32 (10,7%) di cui 12 nel 2020, 5 nel 2021, 12 nel 2022 e 3 nel 2023. Sono invece presenti soltanto 5 procedure aperte (1,6%) per tutto il triennio di riferimento e il primo trimestre 2023”.
E aggiungeva che “Dalla ricognizione di queste procedure emerge la tendenza della stazione appaltante di rivolgersi sempre alla stessa platea di operatori economici, sia in relazione agli affidamenti diretti, che per quanto riguarda gli inviti alle procedure negoziate…….in palese violazione del Codice degli Appalti”.
Anac ricorda che “il principio di rotazione comporta prima di tutto il divieto di affidamento diretto o invito a procedure negoziate nei confronti del contraente uscente e dell’operatore economico invitato e non affidatario nel precedente affidamento”. E proseguiva “Il Comune di Pescara avrebbe dovuto cercare di diversificare maggiormente la scelta delle potenziali controparti contrattuali, ampliando la platea di operatori economici a cui rivolgersi. E ciò a garanzia, non solo del principio di concorrenza, ma anche del principio di economicità ed efficacia della pubblica amministrazione, la quale potendo esaminare un maggior numero di offerte provenienti da operatori differenti, sarebbe facilitata nello scegliere quella più consona alle esigenze del caso”.
Anac concludeva “Riscontrando molteplici violazioni del principio di rotazione e del più generale principio del favor partecipationis, oltre che dei principi di economicità ed efficacia dell’agire della Pubblica Amministrazione.”
Altre due tornate elettorali, però, hanno approvato a maggioranza anche questo modo di gestire gli appalti pubblici. Ricordiamoci che vige la regola insensata degli affidamenti diretti, senza alcuna comparazione tra preventivi, per lavori sino alla cifra di 150.000 euro che possono aumentare sino a 225.000 in corso d’opera. Una enormità se mal gestiti per negligenza, per amicizia o per altro. All’epoca era ancora vigente il reato di abuso d’ufficio che appare evidente a seguito della ricostruzione Anac .
*Già comandante Polizie locali
