La terza e la quarta generazione Da sinistra Dante Baldassarre, Edgard e suo padre Massimo
Il bar fondato da Teresa e Giuseppe, poi consolidato dal mitico Tempio, per tutti Artemio
C’era una volta, tanti e tanti anni fa, una donna coraggiosa che, in una Pescara mutilata dai bombardamenti degli angloamericani, ebbe il coraggio di aprire un bar. Donna tosta, nonna Teresa, capace di piantare il seme di una pianta robusta sulle macerie di una città. Era il 1946, il 17 marzo. Ottanta anni fa. Tanti se ne sono andati dalla nascita del Caffè Ideale, un luogo iconico, in via Cesare Battisti 50, nel cuore di Pescara, dove probabilmente tutti i pescaresi sono entrati almeno una volta: per una consumazione, una partita a biliardo, una scommessa, un’occhiata ai risultati sportivi, una partita a flipper al Bye Bye, il precursore di tutte le sale giochi cittadine, o, semplicemente, perché “ci si vede all’Ideale e poi si decide cosa fare”.
Ottant’anni di cui la metà sotto il segno dei fratelli Massimo e Dante Baldassarre, nipoti dei fondatori Teresa De Rosa e Giuseppe Baldassarre, figli di Tempio, per tutti Artemio, l’omone burbero ma buono, dallo sguardo fulminante, la frase caustica e l’indiscutibile capacità di gestire un locale grande, complesso e sempre un passo avanti agli altri. Capitava, all’Ideale, che la mattina passassero gli studenti filonari e, dopo il lavoro, i loro padri. Sempre sotto l’occhio vigile di Artemio, che dalla cassa governava tutto e tutti. Oggi gli studenti sono diventati padri, smanettano su Facebook – esiste il gruppo Quelli che almeno una volta hanno fatto filone al Play Star (Caffè Ideale) – e sanno bene qual è la destinazione dei loro figli quando marinano la scuola.
Massimo e Dante hanno cominciato a lavorare all’Ideale da bambini, senza neppure accorgersene perché in quei locali erano cresciuti quanto bastava per rendersi utili all’economia familiare. A loro, indiscutibilmente, si deve la trasformazione, avviata a metà degli anni ’80, del bar di famiglia in un’azienda articolata e moderna, dove la scommessa e la tazzina, le slot machine, il biliardo e l’aperitivo sofisticato convivono un un ambiente caldo e vivo. Il via vai era ed è incessante. Lo prova anche il numero monstre di tazzine di caffè vendute: 17.520.000. Il calcolo è presto fatto, pur nella comprensibile approssimazione: 4.2 kg al giorno, che sono 600 tazzine, moltiplicati per i 365 giorni dell’anno e, poi, per i numeri degli anni di vita dell’Ideale, quindi 80.
“Viene da sorridere davanti a questi numeri”, dice Massimo, il maggiore dei fratelli Baldassarre. “Ho ricordi vivissimi e ancora emozionanti: i festeggiamenti dei tifosi per le promozioni del Pescara, specie la prima in serie A con Cadè allenatore; le gare di boccette che richiamavano giocatori da tante regioni d’Italia; l’incredibile evoluzione del settore delle scommesse; i maxi sistemi miliardari del Totocalcio, che hanno fatto arricchire chissà quante persone. Un pensiero a mamma Ida, sempre pronta a sacrificarsi per la famiglia e l’attività”.
Massimo Baldassarre: Un pensiero per mamma Ida, sempre pronta a sacrificarsi per la famiglia e l’attività
Dante Baldassarre: Un ringraziamento a tutti i nostri collaboratori, parte attiva del successo dell’Ideale
Dante Baldassarre riflette sui risvolti virtuosi di un’attività storica. “Tantissimi caffè venduti, ma anche 80 anni di impegni onorati con i fornitori e i proprietari dei locali. Ottanta anni di stipendi pagati a centinaia di dipendenti, anzi collaboratori, a cui vanno i nostri ringraziamenti perché sono stati parte attiva del successo dell’Ideale. Citazione d’obbligo per Nando, Giovanna, Marilena, Monia, Sandro, Marco Cristina, Enrico e Fabrizio. Il futuro? Come sempre, da costruire. Nulla ci verrà regalato”.
Il nome Ideale è mutuato da una romanza di Francesco Paolo Tosti. “Torna caro Ideal, torna un istante a sorridermi ancora…”. Nonna Teresa aveva la passione per la musica e, se il fato non l’avesse destinata a una vita di lavoro e sacrifici, magari sarebbe diventata una compositrice. E’ bello pensarlo. Come è bello immaginarla compiaciuta nel vedere che nel suo Caffè, l’amato Ideale, c’è anche Edgard, il figlio di Massimo, la quarta generazione. Per meglio dire, la pianta robusta cresciuta dal seme piantato sulle macerie di una città.
Se è vero che Pescara può raccontare il Caffè Ideale, è altrettanto vero che l’Ideale ne ha viste talmente tante da poter raccontare Pescara. Nei suoi locali sono passati tutti i personaggi di un folklore cittadino i cui ricordi si stanno perdendo in mille rivoli. Ida la Rossa, Caf, Burundi, Sartana, Lucia l’alcolista, Ada la carbonara, il bananaro, Alfinelli, i ragazzini diventati teppisti e poi malviventi della Banda Battestini. All’Ideale passavano tutti. Passano tutti. Quello che non è passato, e speriamo non passi, è proprio l’Ideale, che di anni ne ha ottanta e non li sente perché, forse rispondendo alle note di Tosti – “Torna caro Ideal, torna un istante a sorridermi ancora” – si ripresenta ogni giorno, con un sorriso, alla città”. (m.c.)
