
La sfida demografica del XXI secolo, con una popolazione urbana sempre più anziana, ci impone di ripensare radicalmente la progettazione dei nostri spazi. Entro il 2050, infatti, due terzi della popolazione mondiale vivrà in città, con oltre 2 miliardi di over 60. Questo è particolarmente vero per l’Abruzzo, il cui indice di dipendenza anziani (39,2%) supera già la media nazionale.
Superando l’approccio tradizionale dell’anziano come “passivo spettatore”, oggi parliamo di invecchiamento attivo. Come definito dall’OMS, è “il processo di ottimizzazione delle opportunità di salute, partecipazione e sicurezza” volto a migliorare la qualità della vita. Questo concetto va oltre la mera attività fisica, abbracciando l’impegno sociale, culturale, civico e produttivo. Già nel 2011 l’OMS sviluppò un protocollo per città Longevity Friendly, ma oggi appare insufficiente: la longevità crescente necessita di essere sostenuta proattivamente per garantire migliori condizioni fisiche e mentali, non basta adattare passivamente le città.
Emerge così il concetto di longevity design: non più spazi per anziani, ma ambienti urbani che promuovono attivamente benessere e qualità della vita per tutte le generazioni. La scienza dimostra che il contatto con la natura migliora la funzione cognitiva, riduce lo stress e rafforza il sistema immunitario; per questo, il verde (foreste verticali, tetti verdi, giardini) sostituisce il cemento. Cruciale è anche la mobilità sostenibile (percorsi pedonali immersi nel verde, riduzione del traffico) e la creazione di spazi pubblici come punti di aggregazione per promuovere il benessere sociale e contrastare l’isolamento, fattore chiave per un invecchiamento sano. Questa filosofia si intreccia con la “città dei 15 minuti”, modello che, garantendo servizi essenziali raggiungibili in breve tempo a piedi o bici, riduce l’inquinamento e favorisce l’autonomia e la partecipazione sociale degli anziani. Metropoli come Dubai e Singapore, e in Italia Bergamo (riconosciuta prima “città della longevità”), stanno già seguendo questa strada.
In questo scenario, la nascita della Nuova Pescara offre un’opportunità unica per ridefinire il ruolo delle istituzioni nel welfare e nell’inclusione, coordinando una vasta rete di servizi e guidando la pianificazione strategica. L’Abruzzo, con la sua legge sull’invecchiamento attivo (L.R. 16/2016), dispone di un quadro normativo favorevole per implementare politiche innovative verso una “Città della Longevità”.
Sarà proprio questo il tema al centro del convegno Da una città a misura di anziano a una città della longevità: Bisogni sociali e prospettive possibili, organizzato dal Circolo Tematico PD “Grande Pescara”, che si terrà domani, sabato 5 aprile, alle ore 10:30 nella Sala Tinozzi del palazzo della Provincia di Pescara, e che io avrò l’onore di moderare.
L’incontro vedrà l’introduzione del Coordinatore del Circolo, Antonio Del Casale, e i saluti istituzionali. Seguiranno gli approfondimenti dei relatori: il Prof. Paolo Fusero (Direttore Dip. Architettura, Univ. “G. d’Annunzio”), il Dr. Antonio Ciofani (Portavoce Consulta Clinica Ospedale DEA II livello) e la Dr.ssa Barbara Matarrelli (Dirigente Medico, Ospedale Chieti). Sono previsti inoltre gli interventi di Daniela Rucci (Direttivo Circolo), Manuela Natale (Capogruppo PD Montesilvano), del Consigliere Regionale Antonio Di Marco e del deputato Luciano D’Alfonso.
Questo convegno rappresenta un passo fondamentale verso una visione condivisa che trasformi i cambiamenti demografici in opportunità di sviluppo. Come evidenziato dalla ricerca Longevity city: Urbanistica e qualità della vita, la rigenerazione passa per l’investimento sul capitale territoriale e un “progetto di conoscenza” delle risorse locali. Per la Nuova Pescara, significa costruire un modello urbano innovativo che valorizzi l’eredità culturale e paesaggistica guardando al futuro.
In questo contesto, è fondamentale sottolineare una questione: tutti coloro che rallentano il processo di Nuova Pescara hanno la grave responsabilità, che nasce anche da angustia culturale oltre che da calcoli davvero modesti, di fermare un processo che è il solo che può permettere di progettare una città migliore per tutti i cittadini, in grado di migliorare speranza di vita e prospettive di longevità.
In questo cammino verso una città più inclusiva, il coinvolgimento della cittadinanza sarà fondamentale.
Vi aspetto numerosi domani, sabato 5 aprile, per discutere insieme il futuro della nostra comunità.
Contributo di Marco Presutti