Il crollo del Belvedere, per molti Bruttovedere, di Spoltore
Il Bruttovedere e il tristissimo Centro storico tra i veri problemi di Spoltore, oltre ai 20 mila euro dei cittadini spesi per una consultazione farlocca
Sul referendum farlocco voluto dal sindaco di Spoltore Chiara Trulli e dal suo entourage, si registra una dura presa di posizione dei consiglieri di opposizione Marco Della Torre (Spoltore Libera) e Agnese Ranghelli (Prima Spoltore-Fi). Il referendum, che non avrà alcun valore e che sarà pagato con i soldi dei contribuenti, è l’ennesimo tentativo, maldestro, di bloccare la fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore, quindi la nascita di Nuova Pescara, sancita da un referendum vero (2014) e da due Leggi regionali. Della Torre e Ranghelli parlano anche del “tristissimo Centro storico” e del “Bruttovedere” di Spoltore, due dei tanti problemi di una cittadina mortificata da una politica pessima e incapace di guardare al futuro.
“Sarebbe stato più facile per noi accodarci a tutti gli altri consiglieri ed ergersi a difensori
della spoltoresitá: a noi piace invece essere attenti alla realtà e dimostrare sincerità”, si legge nella nota dei due consiglieri. “Da decenni assistiamo a un lento decadimento di questa città: l’ultima gestione non condominiale di questo Comune risale a quel sindaco (il riferimento è a Franco Ranghelli, ndr) che poi, proprio per essersi speso troppo per interrompere questo flusso negativo, si è ritrovato accusato di cose mai fatte, come ben dodici anni di processo e tre famiglie distrutte ci hanno dimostrato. Mancanza di visione e forte miopia amministrativa hanno contraddistinto questi ultimi decenni spoltoresi e, parlando di referendum sulla fusione, si arriva sul fotofinish a proporre un qualcosa che non avrebbe nessun effetto giuridico, come candidamente ammesso dalla nostra segretaria comunale nell’ultimo consiglio (un semplice sondaggio pubblico no?).
E allora perché farlo, perché spendere 20.000 euro per un qualcosa che gli rassomigli molto,
ma che prevede schede non ufficiali e seggi ridotti alla metà (10), senza quorum e forse
senza nessuna possibilità di controllo sulla liceità di tutto questo? “Per dare voce al
cittadino”, tuonano i soloni seduti forse da troppo sullo stesso scranno con voce roboante;
forse per prenderli in giro e un domani dar da fare alla Corte dei Conti, diciamo noi con più
umiltà e un po’ più i piedi per terra, ma che non cerchiamo visibilità demagogica.
In dodici anni perché non si è fatto prima? Ricordiamo che l’amministrazione Di Lorito fece
un ricorso al TAR sullo stesso tema (a spese dei cittadini), perdendolo: perché gli stessi di
oggi non alzarono barricate quando il referendum si stava svolgendo? Perché rinunciare
oggi a 150 milioni di euro e a una straordinaria opportunità di crescita per le future generazioni,
che peraltro hanno già manifestato nelle loro formazioni giovanili di destra e di sinistra, la
volontà di unirsi.
Oggi il tema sono le piogge torrenziali e l’esondazione del Pescara, con di nuovo problemi
enormi anche nel nostro territorio spoltorese. Ma anche lì ci sono scelte amministrative
sbagliate a monte, perpetrate negli anni, a partire da Via Arno per passare al
PalaSebastiani a pochi metri dal fiume, per poi arrivare al tristissimo Centro storico e al
Bruttovedere, di cui si attendono ancora gli esiti ed eventuali sviluppi in ordine agli avvisi
di garanzia emanati dagli organi inquirenti (https://lanuovapescara.com/nuova-pescara/crolli-spese-da-chiarire-e-progetti-balordi-lopposizione-chiede-lintervento-della-protezione-civile-a-spoltore/), che forse sarà magicamente trasformato in
teatro, mentre l’acqua continua a scorrere nei sottofondi, inesorabilmente, fin dal Castello.
Difendere la nostra identità significa portarla da protagonista dentro una grande metropoli
adriatica, non lasciarla annegare nell’immobilismo di una gestione condominiale”.
