di Luciano D’Alfonso*
Il processo di costituzione della città di Nuova Pescara, attraverso la fusione del capoluogo
adriatico con Spoltore e Montesilvano, si sta consumando nella peggiore sciatteria
amministrativa, che non può giustificarsi con la pigrizia natalizia del pigiare un pulsante sul
computer. Non è accettabile che si dimentichi di inviare la Relazione di fine anno da
approvare in Assemblea, ben conoscendo la scadenza del 31 dicembre. Non è
istituzionalmente pensabile che una discussione di tale rilevanza sia rinviata all’ultimo giorno
utile.
L’impressione è che le stalle siano state aperte e che i buoi siano già stati lasciati pascolare in
assoluta libertà. Il clima è quello del ‘rompete le righe’, del ‘tana libera tutti’: come a dire che
la Nuova Pescara non si farà, si rinvierà quanto meno al 2029, quindi i protagonisti si sono
già accomodati in poltrona con il plaid sulle gambe e il calice in mano per festeggiare il 2026,
pensando a una scadenza che non verrà. Ormai è stato accantonato anche il più rigoroso
pudore di coprire le apparenze, di fingere la parvenza di un impegno che non c’è mai stato,
fatta salva la produzione remunerata di ridondanti relazioni da rilegare in eleganti volumi,
frutto di incarichi costosi intrecciati tra Regione e Comune di Pescara.
Quella dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio comunale della città adriatica, evidentemente
impegnato in faccende familiarmente più coinvolgenti e concorsuali, non è una semplice e
accidentale dimenticanza, che sarebbe persino più grave del ‘fatto-apposta’. Il 2026, secondo
la tabella di marcia indicata nella legge di riforma della fusione, dovrà essere un anno di
snodo per vedere la gestione unificata di nuovi servizi comunali strategici come l’urbanistica,
i rifiuti, la polizia locale e l’edilizia scolastica. In quella relazione, che ci attendiamo superi le
canoniche 14 pagine, doveva essere prefigurato, rappresentato e raccontato un progetto che
indicasse in modo capillare chi farà cosa, come, con quali mezzi, strumenti e risorse. Dovrà
essere descritto quale processo consentirà di unire gli obiettivi e la produzione di tre distinte
polizie locali; come si procederà per riorganizzare la raccolta dei rifiuti urbani sui tre territori
(servizio oggi gestito da società diverse); quale visione di città verrà urbanisticamente
disegnata, note le difficoltà interne alla maggioranza di centrodestra a Pescara, con lotte
edilizie che non sono pura filosofia né frutto di malelingue di verghiana memoria.
Parliamo di un documento strategico, che andava consegnato ai consiglieri almeno due mesi
fa, un mese fa, quindici giorni fa.
Il sospetto è quello di un boicottaggio neanche velato né mascherato, che merita l’attenzione e il biasimo istituzionale della Regione, alla quale rammento il dovere e l’obbligo di vigilanza. Ritengo che il rimedio frettoloso dell’ultimo minuto consentirà alla furba sciatteria della maggioranza di governo a Pescara di evitare anche questa volta il commissariamento. La relazione verrà inviata alla Regione Abruzzo che, ovviamente, la approverà.
Da gennaio però è facile immaginare un cambiamento: al lassismo risponderemo con un
impegno quotidiano di vigilanza, di controllo, di controproposta, di operatività. Se chi
governa non sa come si fa la fusione, la faremo noi: prenderemo la procedura per mano e la
accompagneremo passo dopo passo verso la data di scadenza. Ricorderemo a chi ne ha il
compito le carte da leggere, gli atti tipici da firmare, le decisioni da assumere, perché per
costruire Nuova Pescara non servono giorni in più, serve piuttosto quell’impegno concreto
che sino a oggi è mancato.
Ho già detto che la fusione si può tradurre in azione fattuale in soli sei mesi portando
concretezza ideativa e realizzativa, cambiando paradigma e obiettivi. Si può fare proponendo
una agenda per la città nuova come questa:
- Individuiamo il “di più” originale che verrà garantito dalla nuova città,
partendo dalla conoscenza delle peculiarità territoriali, dalle specializzazioni funzionali e
moltiplicatrici. - Pensiamo alle opere strategiche già messe in programma dalle tre
amministrazioni preesistenti e alle infrastrutture che dovranno essere generate attraverso un
rapporto migliore tra vuoto urbano e costruito, risalente o recente. - Si può rigenerare la Città Nuova in ragione degli spazi già costruiti dalle tre
preesistenti comunità? Una direttiva “Case Green” su misura della nuova città, chi potrebbe
non gradirla? Poi vediamo come finanziarla. - Rispetto alla consistenza attuale delle comodità offerte dalle tre
amministrazioni a favore dei cittadini, la nuova città quale agibilità e semplicità in più offre
per i progetti di vita che deliberano di insediarsi a Pescara? - La decisione pubblica della nuova città, come risulta più efficace, efficiente e
capace di essere generativa? C’è un precedente purtroppo seppellito al tempo nel “Decreto
del Fare” (D.L. n. 69/2013, art. 37), che possiamo far tornare in vita. Chi è in disaccordo
consapevole? - La nuova città come può diventare la realtà delle procedure sperimentali, mai
rinunciatarie, della PA? - La nuova città che rapporto ha con la notte? È pensabile una città aperta di
notte? Che meccanismi di premialità utilizzare per averla funzionante e sicura anche di notte? - Per ri-centrare la città è immaginabile decentrare le scuole, facendo in modo
che le famiglie possano ritrovarsi all’ingresso e all’uscita, salutandosi e trattenendosi, tra
segmenti differenti di generazione? - Le zone artigianali di Spoltore, Montesilvano e Pescara, come possono essere
riunificate e concepite in una continuità a-territoriale? - È pensabile che questa città si faccia riconoscere da un coefficiente di metri
quadrati di impianti sportivi funzionanti, di dotazione per i nostri compagni a quattro zampe
e di piste ciclabili per il recupero della lentezza dei nostri spostamenti? Possiamo costruire
una Città Capitale del tempo liberato? - È immaginabile che la nuova città finalmente affronti e superi il tema del
convogliamento delle acque bianche, evitando che appesantiscano il ciclo idrico delle acque
usate, determinando costi insopportabili per l’attuale dotazione depurativa? - È immaginabile che nello Statuto della città assuma la qualificazione di bene
irripetibile e intoccabile il recupero della integrità, nel senso della qualità, delle acque dolci
dei fiumi Pescara e Saline? - È immaginabile una Città nuova dotata di “gallerie intelligenti” per la
razionalizzazione del nostro sottosuolo in favore dei cittadini e dei servizi? - È immaginabile assumere un coefficiente del territorio di campagna in
relazione al territorio abitato, per la riuscita durevole e sostenibile di questa città nuova? - È immaginabile una città che non faccia distinzione tra residenti tradizionali e
residenti quotidiani, nel senso del diritto ad essere informati, partecipare attivamente, avere
ingresso consapevole nelle procedure decisionali, diritto di proposta? È possibile un diritto al
Question Time digitale anche per i residenti quotidiani? - È immaginabile un diritto di recall per le moltitudini di cittadini da
quantificare, purché portatori di interessi, rispetto a gestioni decisionali prive di intelligenza
urbana, nel senso che ledono i beni irripetibili della comunità?
Sviluppare tali temi significa aver già edificato la nuova città partendo dalle fondamenta del
costruito esistente.
*Deputato del Pd, presidente emerito della Regione Abruzzo
