di Ernesto Grippo*
Chi ha paura di Virginia Woolf? Nell’opera di Edward Albee si fa riferimento alla paura di affrontare la realtà senza infingimenti. L’interrogativo riprende la famosa canzone dei tre porcellini disneyani sostituendo il lupo con la scrittrice inglese. Albee invita ad avere il coraggio di guardare in faccia la realtà smettendola con le bugie che spesso governano i rapporti umani. Torna in mente questa trama e questo interrogativo quando si ripercorre la triste storia della Nuova Pescara. Il fil rouge degli ultimi tre anni è certamente la figura del Commissario ad acta, evocato a più riprese dalla legge regionale n.13 approvata il 17 marzo 2023 dall’attuale governo di centrodestra, con le tre amministrazioni comunali composte dalle stesse maggioranze di oggi, ma mai attivato. Una concomitanza che non richiede ulteriori sottolineature.
Una disamina della legge è doverosa per comprenderne l’irrazionalità e le ombre di un legislatore a dir poco schizofrenico. Un solo articolo, 49 commi… va beh! Al comma 2, si istituisce il nuovo Comune “a decorrere dal 1 gennaio 2027” a certe condizioni, in assenza delle quali il comma 3 stabilisce che “il nuovo Comune è istituito a decorrere dal 1 gennaio 2024″. Sembra che la Regione non scherzi affatto e dica ai Comuni che se entro il 30 settembre 2023 i tre Comuni non hanno avviato una serie di attività e funzioni oltre ad altre incombenze si parte subito, dal 1 gennaio 2024 . Come dire se non dimostrate di essere a buon punto non si parte nel 2027 ma nel 2024 ? Ma che vuol dire che se state messi male nel processo di fusione peggio per voi perché il nuovo Comune nasce subito e sono fatti vostri ? Ma se invece siete stati bravi ecco che il il comma 5 stabilisce monitoraggi intermedi a dicembre 2024 e a dicembre 2025 per certificare che i compiti si stanno facendo e bene.
Così sembra sia stato accertato, perché altrimenti il comma 6 non lasciava ombra di dubbio “in caso di esito negativo si nomina uno o più commissari ad acta e la restante fase di fusione è affidata esclusivamente al commissario o ai commissari incaricati”.
E arriviamo al comma 15 che non si presta a letture perverse. Nel caso di esito positivo di tutti i controlli il processo della gestione unica e dell’esercizio associato delle funzioni e delle attività deve essere portato a compimento entro il 31 luglio 2026….. pena l’attivazione del potere sostitutivo previsto dal comma 31”.
Sono trascorsi due mesi esatti da quando, secondo il comma 31, il presidente della giunta regionale Marco Marsilio , d’intesa con il presidente del consiglio Lorenzo Sospiri, dovevano esercitare il potere sostitutivo con la nomina del Commissario ad acta e disponendo l’istituzione del nuovo Comune di Pescara a decorrere dal 1 gennaio 2027. Due mesi di omissioni non giustificate e non giustificabili.
Perché non è stato nominato il Commissario imposto dalla legge regionale scritta dagli stessi politici che la disattendono? Forse perché il comma 32 stabilisce che “il commissario ad acta provvede agli adempimenti previsti avvalendosi degli uffici del comune inadempiente o se necessario provvedendo direttamente con oneri economici a carico del comune stesso”. Una norma ottima per inchiodare alle loro responsabilità direttori generali e dirigenti inefficienti di loro o invitati ad esserlo.
Ma chi ha paura del commissario? Forse non è sereno il Comune di Pescara, con la sua gestione degli appalti pubblici censurata ripetutamente da Anac per la puntuale violazione del principio di rotazione e toccata da indagini della procura della Repubblica per corruzione, e forse non lo sono neppure i comuni di Spoltore e di Montesilvano che, nel passato remoto, hanno vissuto la gestione commissariale con lo scoprimento di faldoni con tante anomalie. Negli anni ’90, in questi due ultimi municipi i commissari scoprirono, per esempio, che alcuni dirigenti responsabili di settore non erano assunti ma pagati come liberi professionisti in palese violazione di legge.
In questi giorni il Consiglio Regionale si appresta a votare un emendamento che rinvia la Nuova Pescara ad altra data. Il legislatore regionale è sovrano, ma ha il dovere di rendicontare sul perché è inadempiente alle regole che si è dato, se non altro perché altrimenti non è più credibile per qualsiasi altra norma dovesse emanare. Se chi detta le regole è il primo a non rispettarle siamo all’anarchia e, poi, non chiediamoci il perché di tanto astensionismo, che poi in fin dei conti a molti dei protagonisti attuali non dispiace affatto perché spiano la strada alla rielezione.
*Già dirigenti di enti locali
