di Ernesto Grippo*
I Comuni di Pescara Montesilvano e Spoltore potevano impegnare ad libitum (e speriamo non spendere) parte dei 5 milioni di euro pervenuti per la fusione post Covid? La domanda sorge spontanea in base ai dati ottenuti dall’Associazione Nuova Pescara. Un passo indietro. Il decreto legge 6 luglio 2012 n.95 all’art. 20 prevede per i nuovi comuni superiori a 100.000 abitanti un contributo annuo di 10.000.000 di euro per 15 anni. Poi, il decreto legge n. 21 del 2022 art. 31 quater stabilisce che “Ai comuni con popolazione complessivamente superiore a 100.000 abitanti per i quali risulti in corso, nel periodo di vigenza dello stato di emergenza” (Covid) “un procedimento di fusione…. è assegnato un contributo di 5 milioni di euro per l’anno 2023 da ripartire in proporzione alla popolazione.” Ed ecco che la somma di 5 milioni di euro arriva nelle casse dei tre Comuni, che decidono di impegnarla in modo discutibile.
Innanzitutto, è da comprendere se tali somme dovevano e potevano essere impegnate solo dal nuovo ente o anche preliminarmente dai singoli Comuni. Diamo per buona la seconda ipotesi . Ma per quali finalità? Per accelerare la fusione e stare nei tempi dettati dal legislatore regionale e allungati causa Covid o comunque per finalità ben precise. Propendiamo per la seconda ipotesi. I criteri di spesa di destinazione dei soldi che lo Stato destina alle fusioni riguardano la copertura delle spese per il personale che lavora nelle funzioni associate, per le nuove assunzioni, per omogeneizzare i regolamenti, i sistemi informatici, le banche dati, digitalizzare gli uffici e ancora per infrastrutture che garantiscano standard qualitativi omogenei, e per gestire e riordinare le partecipate e le convenzioni.
Ma dall’elenco fornito dai tre Comuni questi criteri sembrano siano stati travisati. A cominciare dal Comune di Pescara, che degli oltre 3 milioni di euro pervenuti ne ha impegnati 150.000 per la manutenzione dell’Ex Aurum, 2.000.000 per la delocalizzazione del Centro Operativo Comunale alla Scuola Michetti (lavori in corso) , addirittura 50.000 per la promozione turistica di Pescara (non della Nuova Pescara)
A Spoltore hanno incamerato 494.640 euro per la fusione destinandone 100.000 per fusione Nuova Pescara e 394.640 per Spese per acquisizione di servizi per fusione Nuova Pescara. Somme non spese nel 2023, nel 2024 e nel 2025 ed ecco che nel Bilancio 2026-2028 ben 400.000 euro dell’avanzo vincolato viene impegnato per la ristrutturazione di un manufatto per la realizzazione di un teatro.
E, poi, Montesilvano, che dei cinque milioni di euro ne riceve 1.395.554, ma solo nel 2026 ne utilizza (quindi spende) 344.567 per il finanziamento dei servizi e funzioni già gestiti in forma associata, servizi demografici, servizi per il turismo e Suap.
Parliamo proprio quei servizi demografici che, a detta del direttore generale del Comune di Pescara, Fabio Zuccarini, farebbero registrare un black out in caso di fusione alla data del primo gennaio 2027, come da legge regionale. Chiediamoci se le procedure di impegno ed eventualmente di spesa dei 5 milioni di euro di contributi straordinari per la Nuova Pescara siano lecite e cosa accadrebbe se il primo gennaio 2027 la fusione Pescara-Montesilvano-Spoltore salterà.
E se alcune di queste somme fossero state impegnate non rispettando i criteri di destinazione delle spese per i contributi statali destinati alle fusioni? La Giustizia contabile e non solo avrà modo di valutare ma, nel frattempo, i cittadini sono pervasi dal dubbio che in fin dei conti (nel verso senso della parola) poco si sia investito nella progettualità e nella visione della Nuova Pescara . Un disinteresse trasversale con infinite sfumature di grigio e zone d’ombra che meritano approfondimenti. Nel caso, anche giudiziari, politici e civili.
*Già dirigente enti locali
