di Ernesto Grippo*
Il cambiamento climatico si fa sentire e l’estate 2026 ce lo ricorda. A Pescara le temperature incidono anche sulla buona amministrazione. La raccolta differenziata fatica a decollare per approssimazione nella gestione, mancanza di visione globale, investimenti errati e la buona dose di inciviltà dei cittadini che non manca. I pescaresi se la prendono con la politica: hanno ragione, ma fino a un certo punto. La gestione dei rifiuti è di competenza di un management scelto sì dalla politica, ma che deve essere all’altezza e valutato sulla base dei risultati. Accade tutto questo? Evitare qualunquismo e antipolitica è un dovere dell’informazione.
E’ giusto, allora, chiedere alla politica quali siano stati gli obiettivi di performance dati al direttore generale di Ambiente, Marco Molisani, e se sono stati raggiunti. Queste sono le risposte che il sindaco Carlo Masci e l’assessore delegato Claudio Croce devono ai pescaresi. Su quali basi è stato scelto il direttore generale, competenze in materia, precedenti esperienze in comuni similari?
Se la politica ha sbagliato nella nomina ne deve rispondere, rimuovere il nominato e scegliere di meglio. E poi gli obiettivi dati al direttore generale sono stati sfidanti e misurabili? Occorrono risposte concrete e immediate. Chi sta all’opposizione non deve strumentalizzare le criticità ma entrare nel merito, leggere le carte dei piani performance di tutti i dirigenti e le relazioni degli Organismi interni di Valutazione. E questo discorso vale anche per tutte le altre criticità vissute da questa città. Dalla gestione della viabilità e della segnaletica stradale, alle politiche della sicurezza urbana e stradale, dalle politiche urbanistiche e ambientali, alle politiche dell’istruzione primaria e culturali.
Su tutti questi temi, ogni anno il Comune approva un Piano Integrato delle attività e dell’organizzazione con il contributo decisivo nella stesura del Direttore generale . A tutti i dirigenti compreso il direttore vengono dati obiettivi per aumentare efficacia, efficienza e produttività, soprattutto per rafforzare l’orientamento al Valore Pubblico.
La Performance organizzativa è l’elemento centrale della piano performance e misura i risultati attesi con indicatori e target per valutare le politiche che si intendono attuare, i progetti che devono essere misurati con piani dettagliati e cronoprogrammi, i livelli di soddisfazione della cittadinanza, l’efficienza che si misura mettendo a confronto risorse utilizzate e risultati ottenuti e l’efficacia vale a dire il rapporto tra output realizzati e bisogni e aspettative degli utenti.
Il tutto si riassume nel concetto di accountability, intesa come responsabilità formale e informale in ordine ai risultati conseguiti dal servizio dei dirigenti e del direttore generale. E proprio il Direttore generale rappresenta una figura cardine dell’ente.
Dal giorno successivo al referendum sulla Nuova Pescara, che a maggio 2014 registrò il Sì della maggioranza dei cittadini interessati, quanti direttori generali si sono succeduti? Se la memoria non ci inganna almeno sei: Caputi, Dezio, Vespasiano, Carugno e l’attuale Fabio Zuccarini.
Il direttore in carica sembra che in questi giorni abbia stilato un documento a supporto dell’esigenza di rinviare la fusione adducendo che la “convergenza a freddo rischia di trasformarsi in una tempesta perfetta di ingovernabilità” e nonostante il lavoro “pancia a terra dei tre enti” ci sarebbero “marcate asimmetrie” che rischiano di provocare “un black-out dei servizi anagrafici” , “la sovrapposizione di società in house, aziende speciali e concessioni private attive fino al 2036″. Per non parlare, sempre a detta di Zuccarini, delle criticità contabili. Una diagnosi che termina con un grido disperato di alt alla fusione “a freddo” che genererebbe diseconomie di scala, esplosione dei costi burocratici e l’interruzione dei servizi pubblici essenziali.
Se quanto scritto risponde al vero, addio fusione, ha ragione Zuccarini. Ma è lecito chiedersi chi deve essere chiamato a rispondere per il mancato raggiungimento di questo risultato. Certamente chi ha governato tutta questa fase, in primis la classe dirigente alla quale si spera non siano stati pagati e non saranno pagati emolumenti per i risultati non raggiunti. E poi lo stesso direttore generale, insieme ai suoi predecessori, salgono di diritto sul palco dei responsabili.
In queste settimane, due dirigenti di calcio, Maldini e Leonardo, chiamati a ridare vita alla Nazionale italiana, per aver sbagliato la prima mossa, la scelta del commissario tecnico, hanno rassegnato le dimissioni. Nel pubblico impiego, il dirigente o il direttore generale che non raggiunge obiettivi viene rimosso. Ma questo accade se a monte la scelta è avvenuta sulla base delle sole competenze, della professionalità acquisita e dei titoli del curriculum e non di altro. Governare una fusione richiede competenze già maturate in passato in altre realtà quanto meno nelle unioni complesse. In Italia sono pochi gli alti dirigenti degli enti locali che hanno alte competenze su questi temi e Pescara avrebbe dovuto scegliere da questa rosa con un bando per direttore generale, con la fusione tra gli obiettivi e tra le materie del colloquio conoscitivo. Tutto questo non è accaduto e i frutti ci sono tutti.
*Già dirigente Enti locali
