
di Antonello Barbieri*
Nella maggior parte dei piccoli comuni italiani, spesso delle aree interne, non si forniscono servizi e opportunità ai cittadini, ma quelli stessi cittadini pesano sul bilancio dello Stato sino a venti volte di più di un cittadino di Firenze o di Trento o di Trapani. Da decenni i governi di turno affrontano il problema, spesso definito prioritario, provando a risolverlo con una manciata di milioni distribuiti a pioggia e come pioggia d’estate evaporati senza lasciare la benché minima traccia. E qui l’accanimento terapeutico.
Il Governo Meloni invece sembra aver individuato una diversa soluzione, con piglio decisionista ha pensato bene di interrompere ogni azione di sostegno perché…. è inutile sprecare soldi pubblici per rianimare un moribondo (non è uno scherzo, ma assoluta verità). E qui è l’eutanasia.
Incapaci i governi di prima ed incapace quello di oggi. Eppure la soluzione è sotto gli occhi di tutti:
razionalizzazione e innovazione, utilizzando la normativa vigente in tema di fusioni tra comuni.
Strumento efficace e di rapido utilizzo, in grado di ottimizzare le risorse in essere, di ottenerne di nuove sotto forma di incentivi alle fusioni e di valorizzare il capitale umano dei comuni, oggi sfiduciato e frustrato. Serve un immediato piano per le fusioni tra comuni, sostenuto dal Governo e gestito dalle regioni e soprattutto non ostacolato dai territori e dai sindaci. Basterebbero cinque anni per trasformare il declino di oggi in un mare di opportunità per il futuro. Visione, coraggio e generosità. Non serve altro.
*Presidente Fccn Coordinamento nazionale fusione comuni