Se non fosse un momento tragico per la democrazia, noi dell’Associazione Nuova Pescara dovremmo compiacerci di aver avuto ragione. Ieri sera in consiglio regionale è stato approvato l’emendamento, a firma del presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri (Forza Italia), che rinvia al febbraio 2029 l’istituzione della nuova città di Pescara, con la fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore. E’ stata approvata anche una risoluzione a firma dei consiglieri di Fratelli d’Italia Luca De Renzis e Leonardo D’Addazio e del capogruppo Massimo Verrecchia, che impegna il presidente della Regione a indire un nuovo referendum, rispetto a quello che disse sì nel 2014 alla fusione. In pratica, Sospiri ha fatto quello che denunciamo da anni, da quando ha firmato la seconda legge per la fusione dei tre comuni, surclassando la legge D’Alfonso: ha dato una pedata agli elettori. La sua legge è stata solo un perverso e goffo gioco politico. Dal momento stesso in cui è stata promulgata, tutti sapevano che rappresentava solo un modo per spostare la palla in avanti e distruggere Nuova Pescara, in accordo con i sindaci di Pescara, Carlo Masci, Montesilvano, Ottavio De Martinis, e Spoltore, Chiara Trulli, gli sconfitti del referendum del 2014. Nella parola referendum c’è il senso dei fatti. Se non si crede nei principi democratici, non si può accettare che il voto del popolo determini qualcosa. Sospiri ha deliberatamente eluso il volere dei cittadini, dicendo per anni che avrebbe fatto rispettare la sua legge, anche a costo di nominare i commissari, ma facendo il contrario con un capolavoro (scusate l’eufemismo) di trasformismo politico. Proprio come noi dell’Associazione Nuova Pescara abbiamo sempre detto e scritto. Ci potrebbe essere anche un’altra chiave di lettura. E sarebbe questa: Sospiri non è stato in grado di far rispettare una legge da lui voluta e firmata. Non è stato capace. Gli manca troppo per essere un leader. Dica Sospiri quale delle due verità è la Verità.
Capitolo dei soldi pubblici. Tra quelli che la città perderà e quelli che sono stati spesi inutilmente in questi anni, molti finiti in prebende per i componenti delle inutili commissioni, il danno è milionario. I politici pagheranno il conto? Lo pagheremo noi, statene certi. Come? Trasporti, sanità, sicurezza, inquinamento, opportunità, tasse.
Ci sono, a questo punto, remote possibilità che Nuova Pescara possa nascere. Continueremo ad avere tre inutili sindaci, una marea di consiglieri e assessori, partecipate nel senso peggiore del termine, cioè partecipate da parenti e amici dei politici, costi folli e, in assenza di un piano regolatore unico, il massacro del territorio. La domanda è semplice: possiamo permettercelo? A noi pare di no. Ma noi non prendiamo stipendi pubblici da 14 mila euro netti al mese.
