La pasta integrale ha conquistato uno spazio importante sulle tavole degli italiani. Soprattutto degli italiani che prestano particolari attenzioni alla linea e all’alimentazione, magari suggerita da un nutrizionista. L’integrale, inoltre, è la pasta preferita da chi fa un’attività sportiva intensa e continuativa. Tutte le aziende italiane si sono dedicate a questa nicchia che, poi, tanto nicchia non lo è più a giudicare dai numeri del mercato. Prendendo come riferimento il formato più comune, il 500 grammi, i dati di vendita Circana del periodo gennaio-agosto 2024 indicano in 19.692 tonnellate il totale negli Iper (strutture superiori ai 2.500 metri quadri), nei Super (strutture dai 400 ai 2.500 metri quadri) e nel Lsp (il ‘libero servizio’ con strutture da 100 a 399 metri quadri).
Scorporando i dati, ecco che più della metà del volume complessivo deriva da tre big: il variegato mondo della private label (24,3%), quindi la pasta prodotta da terzi e griffata dalla grande distribuzione (Coop, Conad e via dicendo), La Molisana (19,6%) che oramai ha conquistato gli italiani attratti dalla qualità e Barilla (16,4%), uno dei colossi del food. De Cecco è staccata come lo sono Garofalo e Rummo. A quest’ultima azienda, però, va un plauso per l’incremento di vendite sull’anno precedente: +34,3 %. Per quanto riguarda questa specifica voce, ad aver fatto meglio sono Russo Carmine di Cicciano (+101,9 %), Newlat (+52,5%), che ha nel portafoglio Del Verde (+ 4,8%), e Bonifiche Ferraresi (+ 49%). Va precisato che gli ultimi quattro marchi hanno quote mercato bassissime. Decisamente buoni gli incrementi di De Cecco (14,5 %) e La Molisana (+12,7%).
PASTA INTEGRALE FORMATO 500 GR – VOLUME VENDITE ITALIA GENNAIO-AGOSTO 2024
Si diceva della Molisana, le cui performance positive non stupiscono più: è prima nella classifica delle vendite a valore, con 9.674.999 di euro, seguita dalle private label (9.502.749 euro) e da Barilla (8.350.095 euro). De Cecco (6.411.401 euro) è fuori dal podio e vede il primo posto con il binocolo alla pari di Garofalo (3.871.453 euro) e Rummo (3.870.140 euro).
Un discorso a parte va fatto per due aziende che per tanti anni sono state battistrada nell’integrale: Misura e Alce Nero. Misura ha perso il 25,9% rispetto al 2023 e Alce Nero ha fatto leggermente meglio (-20,9%). Cosa significa? E’ possibile ipotizzare che chi non consuma solo integrale rimanga fedele al brand della pasta di semola. Una sorta di effetto trascinamento. (emmeci)