di Carlo Costantini*
La Prima commissione di Nuova Pescara, che sono stato chiamato a presiedere, dovrà occuparsi, tra l’altro, di armonizzazione dei bilanci, di riscossione dei tributi, di società partecipate e di organizzazione del personale. In buona sostanza, dovrà occuparsi di quasi tutto ciò che fino ad oggi ha diviso le tre amministrazioni comunali. Dal mio punto di vista, queste divisioni non potranno essere superate fino a quando le valutazioni delle tre amministrazioni continueranno ad essere autonomistiche e parcellizzate.
Ad esempio, se le valutazioni sui bilanci continueranno a basarsi sui diversi livelli di robustezza che attualmente si manifestano, resterà impossibile fare una sintesi. Lo stesso può dirsi per i modelli gestionali della riscossione dei tributi, come pure sull’efficacia e l’efficienza di servizi attualmente resi in alcuni casi da società partecipate e, in altri casi, attraverso il ricorso all’appalto.
Quella che è mancata fino ad oggi è, come dicevo, la predisposizione alla sintesi e la capacità di valutare i benefici della fusione nel loro complesso. Devo aggiungere, con rammarico, che questa predisposizione è stata sacrificata da scelte dei singoli comuni incompatibili con una visione unitaria del futuro della nuova città e della sua direzione di marcia.
Ad esempio, la scelta individuale e solitaria del Comune di Pescara di realizzare il nuovo Palazzo della Regione all’interno dell’Area di Risulta e non già in altre zone della nuova Città, incluse quelle di cui dispongono i Comuni di Montesilvano e di Spoltore, ha reso due amministrazioni comunali su tre spettatrici di decisioni maturate altrove. E ha legittimamente alimentato le posizioni critiche di chi ha sostenuto fino ad oggi che Pescara vuole annettere e non fondersi con Montesilvano e Spoltore.
Purtroppo, sono difficoltà enormi perché sono il prodotto di una discussione pubblica che, anche sul piano culturale, continua a svilupparsi sul presente, su quello che accade giorno dopo giorno. Non solo a livello politico, ma anche a livello di opinione pubblica e, di conseguenza, di organi di informazione, tutti troppo distratti rispetto al bisogno di progettare le condizioni migliori con le quali affrontare le sfide del futuro.
Lo ripeto sempre. Se l’attuale classe dirigente (non solo politica) avesse governato lo sviluppo socio economico della nostra Città negli anni ’70, ’80 o ’90, Pescara non avrebbe il Porto Turistico, l’Asse attrezzato, la Stazione saprelevata, l’Area di risulta e tante altre infrastrutture materiali che hanno consentito alla nostra Comunità di progredire.
Nuova Pescara è prevalentemente un’infrastruttura immateriale. E tuttavia al momento è l’unico progetto che potrà consentire, tra qualche decennio, di guardarsi indietro e di compiacersi di quello che i pescaresi, nel senso di abitanti della Grande Città, sono stati capaci di fare. In un quadro così complesso e grazie all’incarico ricevuto, il mio impegno sarà soprattutto quello di contribuire ad elevare il livello della discussione, partendo dalla constatazione che è importante creare le condizioni perché Pescara abbia asfalti, illuminazione, strade pulite etc, ma è altrettanto importante creare le condizioni perché i nostri figli tra 20 anni possano decidere di restare a Pescara, a Montesilvano e a Spoltore riconoscendole come tre Città che, prime farà tutte, hanno espresso la capacità di rimettersi in gioco e di riformarsi radicalmente per affrontare nel miglior modo possibile le sfide del futuro.
*Avvocato e consigliere di opposizione al Comune di Pescara