di Ernesto Grippo*
La scorsa settimana la Fondazione Gimbe ha reso noto i dati sulla mobilita sanitaria interregionale nel 2022 e per gli abruzzesi l’ennesima certificazione di una cattiva sanità. La Fondazione Gimbe non ha fini di lucro, ha lo scopo di favorire la diffusione e l’applicazione delle migliori evidenze scientifiche con attività indipendenti di ricerca, formazione e informazione scientifica, al fine di migliorare la salute delle persone e di contribuire alla sostenibilità di un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico. Nel report è scritto che “la Mobilità passiva: esprime l’indice di fuga da una Regione, ovvero le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini in una Regione diversa da quella di residenza”. Sì proprio così “l’indice di fuga” che per la Fondazione riguarda le cure, ma che di fatto si traduce anche, in molti casi, in fuga definitiva scegliendo altri luoghi di lavoro, di studio e per molte imprese di insediamento.
Ma torniamo al rapporto che ci spiega come funziona il meccanismo della mobilità attiva (credito) e passiva(debito).
Sono sette i flussi finanziari, corrispondenti ad altrettante tipologie di prestazioni erogate:
A. Ricoveri ordinari e day hospital, differenziati per pubblico, IRCCS privato e altro privato accreditato
B. Medicina generale
C. Specialistica ambulatoriale, differenziati per pubblico e privato accreditato
D. Farmaceutica
E. Cure termali
F. Somministrazione diretta di farmaci
G. Trasporti con ambulanza ed elisoccorso
E poi ci sono le prestazioni incluse nei Livelli essenziali di assistenza (LEA), che non rientrano tra quelle soggette a compensazione che devono essere addebitate alla Regione di residenza tramite fatturazione diretta, eventualmente preceduta da una comunicazione alla ASL di appartenenza del paziente. Ad agosto 2024, la Fondazione Gimbe aveva già certificato che la Regione Abruzzo era in codice rosso per non aver garantito i livelli essenziali di assistenza nel 2022. L’unica regione retrocessa rispetto all’anno precedente.
Peggio di noi la Sicilia e il Molise, ma di poco, e poi Sardegna, Valle d’Aosta e Calabria in fondo alla classifica. Stiamo parlando delle prestazioni e dei i servizi che il Sistema sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di compartecipazione (ticket), con le risorse pubbliche raccolte attraverso la fiscalità generale.
I tre macro-livelli di assistenza riguardano la prevenzione collettiva l’assistenza distrettuale e l’assistenza ospedaliera. L’Abruzzo è peggiorato soprattutto per il punteggio insufficiente nell’area della prevenzione. Il divario tra Nord e Sud aumenta e l’Abruzzo peggiora nei Lea, proprio mentre entra in vigore la legge sull’Autonomia differenziata che sul tema della salute non ha ritenuto di dover definire i Livelli essenziali delle prestazioni in quanto esistono già i Lea.
Quindi i dati sulla mobilità passiva risentono anche dei cattivi dati sui Lea certificati lo scorso anno. Una premessa: nel 2022 il valore della mobilità sanitaria è pari a € 5.037 milioni il più elevato dal 2010 a oggi con un aumento del 18,6% rispetto al 2021.
L’Abruzzo ha un debito verso le altre regioni per mobilità passiva pari a oltre 104 milioni di euro poiché il credito a sua volta vantato è di soli 108 milioni di euro. Un saldo negativo che colloca l’Abruzzo in coda alla classifica: stanno peggio solo Lazio , Puglia, Sicilia. Calabria e Campania
La Fondazione ha analizzato anche i saldi pro-capite della mobilità sanitaria. Tenendo conto della popolazione residente ISTAT (58.997.201 abitanti in Italia al 31 dicembre 2022), è stato calcolato l’impatto economico pro-capite della mobilità sanitaria. E per gli abruzzesi, per ognuno di noi se riusciamo ad esserne consapevoli sarebbe già una buona notizia, il debito pro capite è di 82 euro, peggio solo Val d’Aosta 97, Basilicata 150 e Calabria 165. Hanno meno debito le popolazioni di Sicilia (50) ,Campania (55) , Puglia(59) e Sardegna (61). Al primo posto l’Emilia Romagna con un credito di 118 euro per abitante.
Un ultima considerazione che consegna la cifra della gravità della sanità abruzzese. Rispetto alle 6 voci prese in considerazione per la mobilità interregionale il 70% è relativo a ricoveri ordinari e day hospital. Una voce che genera altre uscite per spese di trasporto e alloggio di familiari che assistono.
Infine il rapporto Gimbe analizza proprio la relazione tra mobilità sanitaria e adempienti Lea . Si conferma quindi che “esiste una forte correlazione tra adempimenti LEA e saldi pro-capite di mobilità: le prime cinque regioni per punteggio totale degli adempimenti LEA 2022 (Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Lombardia e Provincia autonoma di Trento) rientrano tra le prime sei per saldo pro-capite di mobilità. In secondo luogo, quasi tutte le Regioni con punteggio totale LEA inferiore alla media nazionale presentano saldi pro-capite di mobilità negativi”.
Da questa correlazione l’Abruzzo con il suo saldo negativo pro capite si colloca al terzultimo posto a livello nazionale tra le regioni inadempienti ai Lea (peggio solo Valle d’Aosta e Calabria) ed al quartultimo assoluto perché anche la Basilicata, pur essendo adempiente ai Lea, ha un saldo negativo pro capite più alto dell’Abruzzo.
Una regione con queste criticità impone una presa di coscienza di cittadini comuni, imprese, sindacati e mondo dell’istruzione, Perché ricordiamoci che l’imprenditorialità sana chiede ad un territorio si infrastrutture, ma anche e soprattutto salute, sostenibilità ambientale e sicurezza per i propri dipendenti e le proprie famiglie.
*Comandante Polizia locale Roseto degli Abruzzi