
di Giampiero Leombroni*
In tante , troppe classifiche l’Abruzzo continua a fare brutta figura. Da ultimo quella sulla dispersione idrica. Il WWF nazionale, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, ha stilato la classifica delle regioni per dispersione idrica. Siamo penultimi in Italia con una dispersione del 62,5% a fronte di una media nazionale del 42%. Solo la Basilicata è messa peggio con il 65,5. A livello provinciale, Chieti conquista il podio al contrario, con un vergognoso secondo posto con il 70,4 e solo Potenza le evita l’umiliante primo posto con un 71%. Quindi perdite idriche dagli impianti e dalle tubazioni di adduzione e distribuzione della risorsa potabile.
Il dato è impressionante sia in relazione alla inutile dispersione di una risorsa non rinnovabile, che per gli evidenti maggiori costi per la collettività a ragione dei trattamenti, sollevamenti meccanici, potabilizzazione e quant’altro pari al doppio di quanto effettivamente necessario.
Le famiglie sono chiamate a pagare bollette del servizio idrico (che comprende acqua potabile, fognatura e depurazione) nell’ordine di 500-600 euro/anno, oltre all’IVA in misura del 10% dell’imponibile.
Rispetto al dato vale comunque la pena di fare almeno due considerazioni. La prima.
Siamo certi che si tratti di perdite da impianti e tubazioni? Chi scrive, nella sua esperienza lavorativa quale responsabile del servizio idrico di Pescara prima del trasferimento all’ACA ha potuto constatare:
o Che nessuna scuola e relative palestre ed annessi era dotata di contatore, così come l’Ospedale civile (mi riferisco agli anni 2003-2004), oltre che diversi istituti religiosi e/o a matrice sociale;
o Che diversi utenti – particolarmente quelli capaci di intercettare le condotte distributrici prima del contatore – non si sono fatti scrupolo a derivare acqua a scrocco in punti interrati e difficilmente individuabili, se non attraverso indagini puntuali che nessuno fa o vuole fare;
o Che non sempre è possibile attestare la perfetta funzionalità degli organi di manovra e ritegno dei serbatoi, cosicché l’acqua non trattenuta finisce inesorabilmente nei colatori naturali (fossi, canali etc.)
Ammesso che le perdite siano causate dall’inefficiente stato degli impianti e delle reti perché, dopo oltre 25 anni di gestione da parte di soggetti pubblici (o di diretta emanazione pubblica) permangono perdite così cospicue, senza poter registrare, progressivamente, una diminuzione di tali perdite?
Pur volendo ammettere la sussistenza di perdite nell’entità segnalata, perché non si interviene radicalmente a sostituire le reti colabrodo ed a verificare se sussistono sottrazioni fraudolenti di un bene tanto prezioso? Sicuramente l’obsolescenza impiantistica è una delle cause primarie delle situazioni conclamate, ma non vi è dubbio che sussista la corresponsabilità della politica nella scellerata gestione dei soggetti che governano i servizi idrici, diventati postifici a beneficio delle correnti dominanti di sinistra, centro e destra, senza eccezione né giustificazione alcuna.
Gli organi di informazione, quotidianamente pubblicano i calendari delle interruzioni idriche, quasi a rilevare un dato ininfluente rispetto alle attività giornaliere dei residenti, sorvolando sulle difficoltà degli stessi, oltreché – nella stagione estiva – di quella connessa al rifornimento delle nostre strutture turistiche cosicché, per assicurare corrette dotazioni alla fascia costiera, si sacrificano le utenze della fascia medio collinare e collinare.
Il grado di civiltà di un contesto sociale, si misura anche dall’efficienza delle proprie infrastrutture, specie di quelle – come la idrica – primarie, i nostri amministratori sono chiamati a farsi carico – come avrebbero ben potuto fare alle soglie dei finanziamenti del PNRR – di un grande sforzo progettuale e finanziario teso a risolvere una questione che, se non affrontata urgentemente e con estrema competenza conoscitiva e tecnica, causerà danni irreparabili all’economia abruzzese ed all’intera popolazione. L’estate che si avvicina evidenzierà, impietosamente ed ulteriormente, la fragilità del nostro patrimonio infrastrutturale idrico, ereditato da piccole gestioni comunali molto più attente e parsimoniose nella difesa degli interessi dell’utenza, oltreché dalla provvida azione della Cassa per il Mezzogiorno che, in circa 40 anni di attività ha assicurato la realizzazione e gestione di tutti i sistemi di captazione, adduzione e distribuzione di acqua potabile nell’intero territorio dell’Italia centrale, meridionale e insulare. Poi tutto è degradato, come evidente agli occhi di tutti.
*Già direttore tecnico Consorzio di bonifica di Chieti